sabato 5 gennaio 2008

la bottega del carpentiere...

(premetto che difficilmente riuscirò a rendere la scenetta che ha chiuso il mio sabato lavorativo, ma ci proverò)

PREMESSA
Su richiesta del cliente, devo arredare una parte del suo ufficio-vendite immobiliari, a mò di showroom. Devo cercare di mostrare, con i pochi campioni arrivati in aereo dall'Italia e poco altro, come saranno le finiture (piastrelle, marmi, cornici, porte, finestre,...) degli appartamenti che stiamo costruendo e che i clienti andranno ad acquistare.

anteFATTO
Dopo aver presentato schizzi ed idee, preparo dei disegni tecnici esecutivi per realizzare una decina di stand a forma di "L", per potervici installare un campione di pavimento e il relativo esempio di finitura di parete, in abbinamento... insomma tipo manichino con pantaloni e camicia!
Il cliente approva il progetto e mi chiede di visitare la fabbrica di un artigiano che produce stand ed insegne pubblicitarie, nella periferia di Almaty.

FATTO
E' sabato pomeriggio. Parto con l'interprete (vista la mia pigrizia nei confronti della lingua russa) alla volta della "fabbrica"(factory), che già dopo alcune telefonate si è trasformata in "laboratorio"(workshop)... 'nnamo bbene!
Con il pulmino della dittà un poco alla volta usciamo dal centro-città, guidati delle indicazioni di un ragazzo che ci sta accompagnando alla ricerca di quello che, dopo altri 10km è diventato un "artigiano"(master).
Attreversiamo la vecchia Alma-Ata, fatta di dacie di legno con il tetto spiovente di lamiera o di scandole. Case povere, tutte con il loro giardinetto recintato da alti muraglioni, costruiti con i più vari materiali: lamiere, cartelloni pubblicitari, tavole di legno, mattoni di recupero,...
Sono passati altri 10km e ci accingiamo a parcheggiare il furgoncino di fronte al workshop di quello che da nobile "artigiano" possiamo ad una prima occhiata definire, senza sminuirne il valore, semplice "carpentiere".

IL WORKSHOP
Chiuso l'alto cancello di lamiera blu, ci troviamo di fronte al marasma totale di un'universo parallelo dove Dio, dopo il BigBang, non ha ancora avuto tempo di fare ordine.
Attraversiamo un cortile ingombro di neve e, da sotto la coltre, spuntano una carcassa d'auto, un groviglio di lamiere e ferri, pezzi di cartelloni pubblicitari cinesi, giocattoli di plastica ed altri mille oggetti degni di una discarica.
Salutiamo una babushka dal sorriso d'oro, intenta a tenere fermo un cane pulcioso, e suo marito e proseguiamo verso quella che sembra una casetta sull'albero.
E invece, salita la scaletta traballente, siamo nel cuore pulsante dell'azienda.
Due ragazzi vestiti in tuta mimetica stanno mangiando del pollo arrosto con le mani da una vaschetta. Ci salutano con la bocca unta. Saranno degli apprendisti?
Davanti a loro, un tavolone ingombro di ritagli di plastica e legno. Stanno incollando un qualche tipo di espositore, nella stanza un odore di solvente misto a pollo e sigarette spente.
Oltre ai ragazzi una donna sui trentacinque anni ci fa accomodare nel suo "studiolo": un divano sfondato, una stufetta a gas, un computer 486, una stampante e, in un angolo, centinaia di rotoli di carta adesiva colorata.

CONCLUSIONE
Spiego, in inglese, il progetto al mio interprete e lui, in russo, alla donna. Poi dopo 10 minuti arriva anche il marito, ovvero il capo della baracca (termine proprio azzeccato): mi tocca rispiegare tutto a lui.
Lui pensa... guarda i fogli con gli schizzi... mi fa altre 2-3 domande... legge le dimensioni... poi esclama con un sorrisone: нет проблем! Nessun problema!

COMMENTO
Sono stato protagonista di una scenetta che è tipica dei paesi ex-sovietici. Tutto può servire, tutto è recuperabile, tutto è riciclabile; quando un oggetto esala l'ultimo respiro, basta un trapano, una sega e un fil di ferro e tutto si aggiusta o si converte a nuova vita. E così basta una casetta sull'albero e un pò di voglia di fare... e si imbastisce un mestiere per tirare a campare, in attesa di fortuna...
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PS: la casetta nella foto in alto NON è minimamente simile a quella del carpentiere kazako. ;-)

1 commento:

Anonimo ha detto...

caro Giulio, secondo me inizia a piacerti...le prime soddisfazioni sono ciò che ci fa rimanere, e andare avanti, sorridendo!