Il KZ sembra un paese arido ed inospitale. Da quando sono arrivato non ha mai piovuto, la temperatura era mite e senza grandi escursioni tra giorno e la notte.
Ma ieri mattina all’alba, preceduta da una fittissima pioggerellina, e’ arrivata la neve. Secca e farinosa, e’ caduta fino al tramonto in una nevicata rada ma continua, tanto che alla fine su tutto si stendevano quasi una decina di centimetri. E’ la prima nevicata della stagione. Qui e’ normale che i primi di novembre ci sia il passaggio tra autunno ed inverno. Poi si susseguono nell’inverno altre 4-5 nevicate, che si appoggiano l’una sull’altra andando ad ispessire lo strato di ghiaccio, che dura solitamente fino a marzo.
Dopo pranzo risuonano nelle radio di cantiere le chiamate al medico e all’ambulanza che staziona, sempre (piu’ o meno) pronta ad ogni evenienza. Muratori che vomitano dalle impalcature, colpi di freddo, fughe nei cessi,… insomma il freddo secco di oggi ha “fregato” anche i piu’ navigati operai.
Il pomeriggio passa lento, forse perche’ e’ sabato o forse perche’ siamo senza server e senza collegamenti internet. I nostri computer, isolati per una manutenzione straordinaria, sono tante isole incapaci ed inutili. Tutti i dati sono nel computer centrale, collegato ad Internet. I disegni che scambiamo con l’Italia, con gli Stati Uniti o con il Kazakistan, sono tutti li. Ed allora qui si va avanti con i pennarelli, la penna e la carta come una volta, prima che arrivasse il computer. Il pomeriggio lo si passa a cercare di fare tutto cio’ che si puo’ fare a mano… sperando che ad un certo punto qualcuno dei capi si accorga che nulla oramai si puo’ piu’ fare “a mano” e ci liberi, spedendoci a casa verso il meritato weekend.
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