mercoledì 21 novembre 2007

Zelyony Bazaar.

La domenica il lavoratore emigrato si sveglia tardi. In una città che non offre molti svaghi (ad un prezzo borghese) è meglio riposare e verso ora di pranzo uscire e dirigersi verso Zhibek Zholy, l’unica via pedonale di Almaty, per poi continuare fino ad arrivare al più grande mercato della città.

Lo Zelyony Bazaar verso l’una di pomeriggio pullula di varia umanità: la maggioranza orientali, kazaki, uzbechi, kirghisi, cinesi e poi occidentali, russi, turchi, georgiani,…

Nei paesi non industrializzati, o meglio, non dominati da una solida e rodata economia capitalistica, il mercato è ancora fulcro del commercio quotidiano. Lì puoi trovare i prodotti del luogo, dai più comuni ai più particolari, acquistati dalla gente del luogo.

Arriviamo al bazar a piedi, verso le 13, con in mano un doner (kebab) di montone mezzo mangiucchiato, comperato per strada in un piccolo fast food a 300tenge (meno di 2€). C’è gente ovunque. Anche fuori dal muro che circonda l’area del mercato stabile coperto, e dipinto di verde sgargiante e un poco kitch (zelyony significa verde), sui marciapiedi la povera gente che viene da fuori città e non può permettersi il “lusso” di affittare una bancarella coperta, distende i prodotti (mele, banane, pomodori, rape, cetrioli,…) su qualche lurida coperta ed attende. Dentro il bazar, tra le file strettissime di bancarelle, i kazaki sfilano alla ricerca di scarpe, mutande, un quaderno, un berretto di pelle, tutti appesi in bugigattoli piccolissimi e scuri. Andiamo oltre e seguiamo odori forti di cibo, che provengono dal cuore del mercato. Odori di spezie, formaggi, interiora e carni, pesce affumicato, cavoli e cipolle,… ed eccoci tra file lunghissime di prodotti “doc” kazaki. Voliamo (vista la nostra rapidità) tra i banchi dei macellai e gli odori tipici di carni dall’aspetto gialloverdino –non molto rassicurante- (anche se gli esperti dicono che qui si possano trovare delle carni divine) e budelli enormi, ripieni di interiora e carni tritate, e poi teste di pecore, montoni, agnelli, e lingue di vacca e di cavallo,… insomma ma non esistono delle normali bistecche?

Passiamo poi in rassegna il lunghissimo banco dei latticini, che si presentano a noi con il loro odore aspro e forte, tipico dei formaggi di capra o di pecora. Piccole palline bianche infarinate, grandi come pugni o come ciliegie, sembrano essere il formaggio più diffuso ed apprezzato.

E poi con il naso carico e la testa nauseata da questi nuovi odori, arriviamo –come si suol dire- alla frutta. Mele lucidissime e coloratissime, accatastate in piccole piramidi, frutta secca di tutti i tipi, semi e canditi, caschi interi di banane, melograni enormi e color rosso sangue… e dietro i banchi solo uomini, apparentemente turchi, di una insistenza rara, come solo i mercanti di origini mediterranee possono essere. Ci guardano con interesse, forse vedono in noi 2 galletti da spennare,… ma noi con apparente disinteresse e noncuranza passiamo oltre.

Siamo dentro al mercato da mezz’ora ma i nostri vestiti sono un carnevale di odori. Usciamo all’aria aperta e troviamo l’ultima chicca. Fuori dal mercato chioschetti improvvisati o superattrezzati, sempre in uno spazio di 3-4 metriquadri, preparano, friggono, cucinano, castellano, raffreddano, riscaldano il meglio della cucina locale.

Se volete mangiare kazako ad Almaty è qui che dovete venire.

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