Lo Zelyony Bazaar verso l’una di pomeriggio pullula di varia umanità: la maggioranza orientali, kazaki, uzbechi, kirghisi, cinesi e poi occidentali, russi, turchi, georgiani,…
Nei paesi non industrializzati, o meglio, non dominati da una solida e rodata economia capitalistica, il mercato è ancora fulcro del commercio quotidiano. Lì puoi trovare i prodotti del luogo, dai più comuni ai più particolari, acquistati dalla gente del luogo.
Arriviamo al bazar a piedi, verso le 13, con in mano un doner (kebab) di montone mezzo mangiucchiato, comperato per strada in un piccolo fast food a 300tenge (meno di 2€). C’è gente ovunque. Anche fuori dal muro che circonda l’area del mercato stabile coperto, e dipinto di verde sgargiante e un poco kitch (zelyony significa verde), sui marciapiedi la povera gente che viene da fuori città e non può permettersi il “lusso” di affittare una bancarella coperta, distende i prodotti (mele, banane, pomodori, rape, cetrioli,…) su qualche lurida coperta ed attende. Dentro il bazar, tra le file strettissime di bancarelle, i kazaki sfilano alla ricerca di scarpe, mutande, un quaderno, un berretto di pelle, tutti appesi in bugigattoli piccolissimi e scuri. Andiamo oltre e seguiamo odori forti di cibo, che provengono dal cuore del mercato. Odori di spezie, formaggi, interiora e carni, pesce affumicato, cavoli e cipolle,… ed eccoci tra file lunghissime di prodotti “doc” kazaki. Voliamo (vista la nostra rapidità) tra i banchi dei macellai e gli odori tipici di carni dall’aspetto gialloverdino –non molto rassicurante- (anche se gli esperti dicono che qui si possano trovare delle carni divine) e budelli enormi, ripieni di interiora e carni tritate, e poi teste di pecore, montoni, agnelli, e lingue di vacca e di cavallo,… insomma ma non esistono delle normali bistecche?
Passiamo poi in rassegna il lunghissimo banco dei latticini, che si presentano a noi con il loro odore aspro e forte, tipico dei formaggi di capra o di pecora. Piccole palline bianche infarinate, grandi come pugni o come ciliegie, sembrano essere il formaggio più diffuso ed apprezzato.
E poi con il naso carico e la testa nauseata da questi nuovi odori, arriviamo –come si suol dire- alla frutta. Mele lucidissime e coloratissime, accatastate in piccole piramidi, frutta secca di tutti i tipi, semi e canditi, caschi interi di banane, melograni enormi e color rosso sangue… e dietro i banchi solo uomini, apparentemente turchi, di una insistenza rara, come solo i mercanti di origini mediterranee possono essere. Ci guardano con interesse, forse vedono in noi 2 galletti da spennare,… ma noi con apparente disinteresse e noncuranza passiamo oltre.
Siamo dentro al mercato da mezz’ora ma i nostri vestiti sono un carnevale di odori. Usciamo all’aria aperta e troviamo l’ultima chicca. Fuori dal mercato chioschetti improvvisati o superattrezzati, sempre in uno spazio di 3-4 metriquadri, preparano, friggono, cucinano, castellano, raffreddano, riscaldano il meglio della cucina locale.
Se volete mangiare kazako ad Almaty è qui che dovete venire.
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