Finalmente trovo il tempo di raccontarvi un poco della clinica medica dove questa settimana ci hanno portato a fare degli esami per un non meglio specificato certificato di lavoro...
Ma la specialità c'era eccome... per noi europei abituati ad un ottimo standard di assistenza medica pubblica. Chi si lamenta per le condizioni del sistema sanitario italiano, dovrebbe fare un giro qui, in un paese che vorrebbe fregiarsi del titolo di nazione più moderna tra quelle dell'Asia centrale.
A volte, ripeto, solo provando condizioni molto diverse siamo in grado di dare valore a ciò che quotidianamente abbiamo sotto gli occhi. Questo forse è l'aspetto più importante del viaggiare... allontanarsi da casa, conoscere il mondo e mettere a fuoco da lontano, voltandosi dietro di se, la propria casa, la propria vita, gli amici e le persone più care. Ma mi sto già perdendo...
La clinica. Rozzo edificio prefabbricato, di età indefinibile... forse degli anni '60 o '70, è l'esempio tipico del gusto sovietico di trattare gli spazi pubblici più rappresentativi. Come le stazioni della metropolitana di Mosca, nel suo piccolo, questo piccolo ospedale accoglie il borghese visitatore (è un posto per la classe media kazaka) in una hall che sa di un mix di vernice fresca, etere e disinfettanti vari e... muffa.
Marmi, graniti e onici (da noi costosissimi) rivestono pareti e pavimenti; stucchi e cassettoni di legno o, più semplicemente, fibrocemento decorano tutti i soffitti.
L'impressione di entrare in un museo, più che in una clinica, è forte.
Donne. La seconda particolarità che ci colpisce è l'assenza di uomini in camice (saremo mica capitati in una clinica di ginecologia?). Evidentemente, i medici maschi sono una piccola minoranza, nel sistema medico ex-sovietico. Infermiere, mediche e portantine, e poi cuoche, degenti, parenti,... solo donne. Figurarsi che impressione per loro vedere riversarsi lungo i corridoi 3 pulmini di maschioni italiani, bosniaci e moldavi, appena usciti sporchi e sudati dal cantiere!
Odori. Girato il corridoio, una vampata di profumo di... pasticceria! Guardiamo intorno e dietro una porta scorgiamo tavoli, sedie e una cucina. E' quello il posto dove parenti e degenti mangiano... una mensa fai da te, dove ognuno sopperisce ai propri bisogni.
Raggi X. Penso di aver visto in quell'ambulatorio una delle prime macchine per i raggi X, forse inventata ed utilizzata dagli stessi Curie più di cent'anni fa. Una stanza 5x5 metri, preceduta da una stretta anticamera con appendino arrugginito, a cui appendere velocemente i vestiti. Al centro della camera una specie di vecchia cabina telefonica di ferro, poi uno schermo (forse) di piombo a proteggere l'operatrice (una infermiera russa seduta dietro una vecchia scrivania a 2 metri dalla macchina nucleare) e quella che sembrava una grossa macchina fotografica... di quelle degli albori.
Quante radiazioni avrò preso per una semplice foto della mia cassa toracica? Ma soprattutto, quante ne prende quotidianamente quella povera infermiera, che lavora senza nessun dosimetro o schermatura in più rispetto alla pesante porta a corredo della macchina?
Cartelloni. Alle pareti dei corridoi sono appesi cartelloni che sembrano illustrati da dei bambini delle medie. Inutile tentare di leggere (prima o poi dovrò pure imparare qualche parola di russo), meglio decifrare i disegni. In fondo questo tipo di pubblicità medica deve anche e soprattutto infomare gli ignoranti e gli analfabeti. Guardo una serie di disegni appesi davanti alla panchina dove sto aspettando il mio turno per andare dall'otorino e vedo... un fungo atomico? Eh, già, non ci vuole molto a capire che le immagini spiegano che cosa fare e cosa non fare in caso di attacco con armi nucleari, gli effetti a breve e lungo periodo, le piogge radioattive, il fallout,...
Anche se sono troppo giovane per aver vissuto i caldi anni della Guerra Fredda, quei disegni mi hanno colpito come mi avevano impressionato le notizie di Cernobyl nell’86 o il film War Games. E mentre noi occidentali vivevamo con le nostre paure, qui hanno vissuto nella concretezza della vita quotidiana il rischio di vedere quel famigerato fungo nucleare levarsi sopra il cielo di casa.
Esiti. Dopo quasi 2 ore di corse in almeno 9 ambulatori diversi, tra ortopedici, cardiologi, psichiatri,… l’esito è positivo: sto bene… normalna!
Timbro finale sulla cartellina, che tengo in mano da quando sono entrato e che è stata diligentemente compilata da tutte le mediche ed infermiere che mi hanno visitato, e posso tornare al mio pulmino, che ci sta aspettando per riportarci in cantiere.
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