partire è sì un po' morire... ma quando senti di aver superato il disagio del riadattarsi a nuovi ritmi, a nuovi odori, a nuovi suoni... insomma, ad un nuovo vivere, è da lì che inizia la scoperta.
Il primo impatto con la Georgia è tutto sommato dolce, tranne che per l'ora di arrivo in un aereoporto semideserto alle 3 di mattina. Il viaggio con l'aereo austriaco è stato tranquillo, ma troppo corto per dormire e troppo lungo per passarlo svegli a leggere un libro.
Tbilisi la vedi già dall'aereo in fase di avvicinamento alla pista, una macchia di luci nel buio totale delle colline tra cui è incastrata. La città è tagliata in due da un serpente limaccioso, più torrente che fiume. Attraversata per lungo tutta la città l'aereo vira e perde quota... e ti ritrovi in 10 minuti davanti alla sorridente polizia di frontiera, che senza tante storie ti timbra il passaporto: benvenuto in Georgia!
L'aeroporto è stato forse il primo edificio ad essere completamente ristutturato... anzi, costruito ex novo accanto a quello standard sovietico (ora tutto ridipinto e sbarluccicante di lucine colorate).
Come in Kazakistan e nelle altre piccole-grandi repubbliche ex-sovietiche anche qui sembra esserci una grande passione per i dettagli kitch.
Ad accoglierci nella hall dell'aeroporto troviamo subito il nostro taxi e quello che sarà la nostra guida ed interprete, un giovane ragazzo georgiano che ha studiato in Italia.
Carichiamo le valigie nel furgoncino, saliamo e partiamo. Percorriamo una stradona che porta diritta e desolata in centro città in una quindicina di minuti.
Quella che vediamo scorrere davanti ai nostri occhi più che assonnati è una capitale che dorme tranquilla e vuota di traffico e persone. Le luci sono ancora tutte inutilmente accese ma non ci sono anime in giro. Non si vede polizia che pattuglia il vuoto alla ricerca di un pollo da spennare (come in Kazakistan).
In altri dieci minuti siamo già all'albergo, un triste palazzotto di costruzione turca e stile postmoderno-sovietico: luci al neon, pavimenti di freddo granito, poltrone in fintapelle, personale un poco sbadato.
Ci registriamo, non senza avere temuto per venti secondi che la nostra prenotazione non fosse stata registrata dal computer, e subito ci ritiramo nelle nostre camere.
Chiudo gli occhi e sto già dormendo.
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