venerdì 11 luglio 2008

Per fare i viaggiatori bisogna aver talento.

Per fare i viaggiatori bisogna aver talento, energia, sensibilità, rispetto, curiosità,... insomma un concentrato di doti che renderebbero ogni uomo migliore.
Ecco, Io non sono un viaggiatore. Forse mi piacerebbe per quegli aspetti esserlo, ma fondamentalmente sono un abitudinario, poco pratico con le lingue, un po' pigrone... E, si sente a naso, che il buon viaggiatore tutte le caratteristiche può avere dalla sua, tranne che la pigrizia.

Ieri mi sono trasferito dall’hotel al mio appartamento… e già lo chiamo “mio”, il che è tutto dire! Quale viaggiatore definirebbe “sua” una casa dopo solo 24ore? Ho fatto un po' come gli elefanti del circo che si siedono su quegli sgabelloni colorati: stanno seduti in equilibrio precario su uno e poi, alla frustata del domatore, spostano il culo velocemente su un'altro, alzandosi il meno possibile.

Il mio è un appartamento bello, che vorrebbe essere europeo, che vorrebbe dimenticare il grigiore e la povertà degli appartamenti sovietici: bagno in simil-granito verde con la doccia e la vasca, soggiorno con caminetto in simil-pietra, carta da parati dorata, mobili in simil-legno africano... insomma un "vorrei-ma-non-posso".

Sono passati ormai più di quindici anni dalla caduta dell’Unione Sovietica, ma anche qui come in Kazakistan, nonostante la grande distanza fisica e culturale, ancora molta polvere c’è da lavare e molta ruggine da grattare via per riportare alla luce la ricchezza e lo splendore dei singoli popoli che prima erano accomunati in una triste, scientifica e assurda amalgama. E così è anche mia casa tiblisina che, superata la consueta sporca e “sgarrupata” entrata condominiale, no-man’s-land che nessuno pulisce, ridipinge o mantiene, si apre all'ospite straniero-lavoratore-businessman, l'unico che paga in moneta interessante (dollari o, meglio ancora, euro) e l'unico a cercare una casa in Georgia.

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