Per fare i viaggiatori bisogna aver talento, energia, sensibilità, rispetto, curiosità,... insomma un concentrato di doti che renderebbero ogni uomo migliore.Ieri mi sono trasferito dall’hotel al mio appartamento… e già lo chiamo “mio”, il che è tutto dire! Quale viaggiatore definirebbe “sua” una casa dopo solo 24ore? Ho fatto un po' come gli elefanti del circo che si siedono su quegli sgabelloni colorati: stanno seduti in equilibrio precario su uno e poi, alla frustata del domatore, spostano il culo velocemente su un'altro, alzandosi il meno possibile.
Il mio è un appartamento bello, che vorrebbe essere europeo, che vorrebbe dimenticare il grigiore e la povertà degli appartamenti sovietici: bagno in simil-granito verde con la doccia e la vasca, soggiorno con caminetto in simil-pietra, carta da parati dorata, mobili in simil-legno africano... insomma un "vorrei-ma-non-posso".
Sono passati ormai più di quindici anni dalla caduta dell’Unione Sovietica, ma anche qui come in Kazakistan, nonostante la grande distanza fisica e culturale, ancora molta polvere c’è da lavare e molta ruggine da grattare via per riportare alla luce la ricchezza e lo splendore dei singoli popoli che prima erano accomunati in una triste, scientifica e assurda amalgama. E così è anche mia casa tiblisina che, superata la consueta sporca e “sgarrupata” entrata condominiale, no-man’s-land che nessuno pulisce, ridipinge o mantiene, si apre all'ospite straniero-lavoratore-businessman, l'unico che paga in moneta interessante (dollari o, meglio ancora, euro) e l'unico a cercare una casa in Georgia.
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