Stasera, secondo incontro con i simpatici poliziotti kazaki, mentre stavamo lietamente passeggiando sui 200 metri che separano l’incrocio dove il nostro collega ci scarica dal fuoristrada aziendale dal nostro appartamento. Appena ci siamo accorti che erano sulla nostra strada abbiamo smesso di parlare in italiano tra di noi e abbiamo iniziato a trafficare con il cellulare con malcelata naturalezza. Probabilmente il fatto di non avere gli occhi a mandorla, di avere dei giubbotti non alla moda (kazaka) e a tracolla borsoni porta-computer … non ha giocato a nostro favore, quanto a mimetismo. E tac! Bloccati! Dokument! Passport-passport! … cazz... speriamo sia tutto in ordine!
Il mio agente controlla velocemente il visto e la carta di registrazione (una sorta di permesso di soggiorno, con indicata la residenza) e mi riconsegna il prezioso documento, ma il poliziotto che sta addosso a Marco non sembra soddisfatto… vede troppi visti, non capisce, cerca, legge, va alla luce di un lampione… e poi, dopo 5 minuti di tensione e non trovando niente a cui appigliarsi per la consueta multina-tangentina, ritorna il passaporto ed entrambi ringraziano e salutano (insoddisfatti).
Due insegnamenti fondamentali, da questo ennesimo siparietto: guai a non conoscere la lingua del Paese che ti ospita, altrimenti non puoi trattare o discutere con la Polizia, e sempre comportarsi da bravi cittadini, così la stessa non avrà modo di addebitarvi qualche stupida o stupidissima mancanza al codice civile!
Nessun commento:
Posta un commento