Stessa cosa per la sicurezza, che qui è un concetto diverso e parziale. Non sono, i georgiani e i popoli ex-sovietici, abituati al grado europeo di sicurezza, alla sensazione di "rischio" a cui noi occidentali siamo oramai abituati. No! qui è tutto approssimativo, raffazzonato, rattoppato,... tutti gli strumenti e gli oggetti vivono fino all'ultima goccia, fino all'ultimo secondo disponibile la propria vita. E per poter essere utilizzati fino al collasso totale devono essere continuamente adattati e modificati, pure diminuendo margini e sicurezze inizialmente previsti dal costruttore.
Eppure (toccando ferro e varie sfere) nessuno si fa male, nessuno si fulmina, nessuno cade o prende fuoco,... incredibile! Trabocchetti, cavi spellati, buchi lasciati aperti, chiodi puntati verso il cielo, scintille di saldatura che attraversano l'aria: nulla può fermare il lento ma inesorabile lavoratore sovietico.Sì, perchè pur orgogliosamente georgiani o armeni o azeri, questi lavoratori ricordano e incarnano per noi europei il tipico "homo sovieticus", sporco, brutto, povero, rassegnato ad un destino da girone infernale...
E noi arriviamo con le nostre scarpine antinfortunistiche, il nostro caschetto giallo, le nostre mascherine,... insomma le nostre Regole, ma applicate ad un gioco che forse non è il "nostro".
Faremo danni o risolveremo problemi?
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